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Selezione di notizie e interventi da FIEI Nazionale

Lampedusa, Africa, Europa, Italia

Sono almeno 20mila gli immigrati morti nel mediterraneo negli ultimi 25 anni. L’ultima terrificante tragedia di Lampedusa è solo l’ennesima che si verifica nei pressi delle nostre coste. 
25 anni di internazionalizzazione e globalizzazione di merci, di capitali, di tutto, fuorchè dei diritti e della dignità delle persone. E i migranti sono stati e sono i più penalizzati. Solo nella misura in cui possono rispondere al fabbisogno di lavoro sottopagato o nero, di prostituzione o di nuove schiavitù che il luccicante occidente propone al sud del mondo,essi sono ben accetti.
Ovviamente senza diritti e nella permanenza di condizioni di marginalità e ricattabilità.

Nuova emigrazione: seminario FILEF a Tramutola (Potenza)

Il fenomeno della nuova emigrazione è stato oggetto di analisi, di confronto e di dibattito nel seminario di studio svoltosi a Tramutola, nella Val d'Agri, in provincia di Potenza il 18 settembre 2013. Al dibattito hanno partecipato, oltre ai rappresentanti della Filef nazionale, della Filef Campania e Basilicata, anche personalità che si interessano di migrazioni a diversi livelli sia istituzionale che nell'ambito del privato sociale (regione Basilicata, Associazione Migrantes, Associazione Parco Letterario “Carlo Levi” e Associazione Responsability). Il seminario è stato concepito come un momento di discussione e riflessione aperta sui temi dell’emigrazione tradizionale e della nuova emigrazione, cercando di ripercorrere le loro cause e gli effetti attuali e futuri sui contesti di appartenenza. 

Prospettive e fabbisogni della nuova emigrazione

Secondo i dati dell’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’Estero), nel 2012 il numero degli emigranti italiani è significativamente aumentato, passando in un anno da 60.635 a 78.941. Ma essi non possono ovviamente registrare il numero di coloro che, alla ricerca di lavoro oltre i confini del paese, si muovono senza aver ancora cancellato la propria residenza in Italia. Siccome si va all’estero per lo più senza contratti di lavoro predefiniti, per un periodo variabile da uno ad alcuni anni il progetto migratorio è in fase di approntamento e nessuno sa con precisione se il paese scelto è quello che fa al caso, né se l’occupazione trovata, spesso precaria, sarà quella definitiva. Ci si barcamena per mesi nella ricerca di possibilità alternative che rispondano al meglio alle proprie caratteristiche e congenialità. Non raramente si approda in un paese e dopo qualche tempo si tenta la sorte in un altro. Oppure, si torna al proprio paese e dopo un determinato periodo si riprova ad espatriare.

Riforme costituzionali e circoscrizione estero

Nell’ennesimo giro di valzer delle crisi politiche italiane, anche stavolta, al passaggio dalla cosiddetta seconda alla terza Repubblica, esce fuori dal cilindro la “necessità improcrastinabile” delle riforme istituzionali. Le riforme istituzionali, cioè la revisione più o meno ampia della Carta costituzionale, fu tentata in ripetute occasioni con scarso successo; e per certi aspetti, fortunatamente, dico io; ricordiamo la proposta “federalista” di spaccatura del paese che avevano in mente la Lega e Forza Italia e ricordiamo come finì la Bicamerale con presidenza D’Alema, nel 1997. Riforme o non riforme i processi vanno avanti e riducono, nel concreto, la costituzione a brandelli. Vediamo come versano persino gli articoli fondamentali, i principi ispiratori, per esempio il 1° “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, con oltre il 40% di disoccupazione giovanile, con decine di migliaia di imprese che hanno chiuso e chiudono e con un nuovo grande flusso di emigrazione che è ripartito dal nostro paese;