RINNOVO dei COMITES: I partiti padroni di niente

di Rodolfo Ricci
L’ emendamento approvato in Commissione Esteri e Difesa riguardante il rinnovo dei Comites (rimandato per oltre 5 anni poiché lo Stato “non aveva i soldi necessari -circa 10 milioni- per finanziarne l’elezione”) recita tra l’altro, quanto segue:
(Con il secondo emendamento si aggiunge un intero comma all’articolo 15 in materia di raccolta firme per i partiti o movimenti politici.)


“3-bis. In deroga a quanto disposto dal comma 3, nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o movimenti politici costituiti in gruppo parlamentare alla data di indizione delle elezioni dei Comitati. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o movimenti politici che hanno conseguito almeno tre seggi in occasione delle elezioni per il Parlamento europeo svoltesi in data più prossima alla data di indizione delle elezioni dei Comitati. In tali casi, la presentazione della lista deve essere sottoscritta dal presidente o dal segretario del partito o movimento politico ovvero da un loro rappresentante appositamente designato in ciascun ufficio elettorale istituito presso gli uffici consolari. La designazione dei rappresentanti comprende anche il mandato di sottoscrivere la dichiarazione di presentazione delle liste. Nessuna sottoscrizione è altresì richiesta per i partiti o movimenti politici rappresentativi di minoranze linguistiche che hanno conseguito almeno un seggio in occasione delle ultime elezioni per la Camera dei deputati o per il Senato della Repubblica”. 

L’emendamento proposto da Picchi e approvato si suppone in modo bipartisan, snatura indirettamente ma in modo sostanziale l’essenza delle consultazioni e degli organismi denominati COMITES: Comitati degli italiani all’estero.
All’atto dell’approvazione dei COEMIT, poi divenuti COMITES, lo spirito del legislatore era stato quello di costituire delle rappresentanze delle collettività emigrate che interloquissero con quelle istituzionali (Consolati) a livello di circoscrizione consolare, facendo emergere fabbisogni, istanze e tentando di programmare in modo partecipato i pochi interventi finanziati dallo Stato. (Art. 1)

Nell’Art. 2 della Legge, venivano definiti i compiti dei comitati. In questo articolo emerge con chiarezza che le funzioni del comitato, lontano dall’essere esecutive, sono invece sussidiarie, consultive e di sostegno e interlocuzione con l’autorità consolare. 

Si tratta in tutta evidenza di funzioni espresse da una tipologia di rappresentanza sociale, non politica.
Nella Legge istitutiva dei Comites e nelle successive modifiche, da nessuna parte è stato previsto, indicato, sollecitato, l’intervento dei partiti in quanto tali, come attori principali di dette consultazioni. 

Solo l’imminenza dell’introduzione del voto all’estero, nel 2004, indusse in alcune località, la modifica di una prassi che si era mantenuta nel rispetto della legge nelle precedenti consultazioni: i partiti avevano bisogno di una palestra di esercitazione per verificare il loro potenziale nel voto all’estero che si realizzò l’anno successivo. 

Quindi vi fu una certa proliferazione di liste che richiamavano nei simboli, l’Ulivo o Forza Italia e che in diverse circoscrizioni occuparono il centrocampo. La maggioranza delle liste tuttavia, si ispirò a convergenze di altra natura, rifiutando l’allineamento partitico proveniente dall’Italia. 

All’estero le linee di demarcazione avevano connotati raramente riconducibili allo spettro politico italiano e molto più spesso si riferivano a quelli dei paesi di residenza, oppure si conciliavano con una tradizione ancorata al merito dei problemi e delle questioni più significative per le collettività (indigenza, integrazione, valorizzazione, ecc.); l’intrusione dei partiti fu di una certa consistenza, ma non fu tale da egemonizzare il complesso quadro di rappresentanza costituito storicamente dal movimento associativo.

Gli emendamenti approvati ieri evidenziano invece, nella prospettiva dei parlamentari che la hanno approvata, una modifica genetica della natura di questi organismi: essi vengono visti come dei consigli comunali (o regionali) extraterritoriali che si conformano alla politica nazionale ma in territori esteri: “i partiti e i movimenti politici dotati di proprio gruppo parlamentare sono esentati dal raccogliere firme per la presentazione delle rispettive liste.”

Vuol dire che, attraverso un semplice emendamento, la natura della legge viene drasticamente modificata.
Vuol dire anche che i partiti hanno intenzione di cimentarsi nella tenzone per il voto dei Comites in modo analogo a quanto è avvenuto per il voto all’estero, cioè per l’elezione dei parlamentari della circoscrizione estero. 

Quegli stessi partiti che hanno per ben cinque anni impedito il rinnovo naturale dei Comites (che sarebbe dovuto avvenire nel 2009) e che non si sono opposti alla riduzione drastica delle politiche attive verso gli italiani all’estero, si assumono per intero la responsabilità dell’esito di queste consultazioni. Che non sarà positivo né in termini di entusiasmo, né di partecipazione.

Abbagli di questo genere accadono solo nei periodi in cui la memoria storica viene irrimediabilmente perduta. Si dimentica la storia e resta il nulla.
Che le elezioni dei Comites siano varate. E che i simboli di chi dispone di gruppo parlamentare siano posti al vaglio.