L’ASSOCIAZIONISMO DOPO GLI “STATI GENERALI”: LE RIFLESSIONI DI RINO GIULIANI

A due mesi dagli Stati generali dell’Associazionismo italiano nel mondo, il bollettino “Santi News” ha intervistato Rino Giuliani, che oltre ad essere vicepresidente dell’Istituto Fernando Santi è stato anche componente del Comitato promotore degli Stati Generali.
Di seguito il testo dell’intervista. 

D. Le associazioni come possono rinnovarsi se ancora non sono in grado di farsi una vera autocritica?

R. Gli Stati Generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo, che nella lunga fase della loro preparazione non avevano suscitato molta attenzione da parte dei rappresentanti politici, sono stati invece occasione, al momento del loro svolgimento, per moniti e suggerimenti che muovono dal giudizio molto critico sulle associazioni attuali, intese come vecchie, inadeguate e poco o nulla rappresentative dell’emigrazione italiana fatta ormai di tanti oriundi e di giovani migranti. Così in qualche intervento di invitati presenti all’evento del 3 e 4 luglio scorsi.

Il mondo, in sostanza, si osserva, non è quello che le stesse organizzazioni rappresentano e conoscono. Il che presuppone un nuovo modello di associazionismo, ma anche una capacità di autocritica che le associazioni devono fare in relazione alla loro inadeguatezza rispetto al mondo che è cambiato.

In buona sostanza, e con inconsapevole esercizio del paradosso, questi critici ex post, assumendo come causa le conseguenze, rimuovono a piè pari le vere diverse cause che hanno portato le associazioni nelle attuali condizioni ed anzi caricano della responsabilità dello stato attuale dell’associazionismo; lo stesso che, al contrario di altre realtà del mondo della nostra emigrazione, si è dato invece, e, in modo autonomo sta realizzando un percorso di rinnovamento. Questo percorso non è un atto volontaristico di un gruppo di amici volenterosi che si sono incontrati al bar sport ma lo sviluppo coerente di una presa d’atto razionale e meditata, a suo tempo avvenuta dentro la CNE, struttura rappresentativa delle associazioni nazionali poi evoluta nel comitato promotore degli Stati Generali e nel Comitato organizzatore nel quale sono presenti le associazioni regionali e moltissime associazioni dell’estero per un totale di quasi 1500 associazioni. Tra queste, a conferma dell’interesse suscitato dalle proposte contenute nei documenti alla base degli Stati Generali, diverse associazioni di giovani che, come le altre, condividendone le finalità vi hanno aderito, ma che non erano presenti all’evento per le comprensibili difficoltà finanziarie proprie della iniziativa che è stata sorretta dal solo autofinanziamento.


D. Non sarebbe ora che l’associazionismo iniziasse ad occuparsi delle nuove generazioni e della emigrazione giovanile?

R. Agli Stati Generali sono stati invitati ed hanno dato la loro adesione associazioni nazionali degli studenti medi e degli studenti universitari, i giovani del servizio civile internazionale che hanno condiviso le proposte da noi avanzate nei documenti preparatori degli Stati Generali. Nelle Marche, in giugno, in preparazione di questo evento si è svolto, da noi promosso, un convegno regionale sulla emigrazione giovanile con la presenza della generalità delle associazioni giovanili marchigiane e del sindacato. In autunno, si verificherà con enti locali, associazioni giovanili e sindacato, la possibilità di sperimentare una struttura di consulenza ed affiancamento di giovani che decidano di emigrare per lavoro dalla Marche in Europa. Una iniziativa analoga è in preparazione in Sardegna, d’intesa con la FAES, la federazione dei circoli sardi all’estero.


D. Non vedete i rischi propri di un associazionismo tradizionale che finisce per essere autoreferenziale?

R. L’amico Fabio Porta, tra i pochissimi che ha sempre mostrato attenzione al processo che abbiamo avviato, in una recente intervista di forte apprezzamento per gli Stati Generali e per il costituendo Forum, invita anche a toni autocritici cui, a suo condiviso giudizio, nessuno nel mondo della emigrazione deve sottrarsi. Vorrei rassicurare l’amico Porta (cui forse può essere sfuggito) che l’associazionismo, implicitamente ancora una volta invitato a autocritica, non solo l’ha già fatta da qualche anno a questa parte e la farà ogni qualche volta sia necessario, ma che, tuttavia, diversamente da altri soggetti, ha anche avviato da tempo, con serietà il suo processo di autoriforma. È per questo che siamo anche lontanissimi dal paradigma dell’autoreferenzialità, una vera e propria palla al piede. Le associazioni quel paradigma lo hanno voluto rovesciare. E così è stato. Semmai a quanti intendono metterci sull’avviso ad evitare l’autoreferenzialità salvo poi a seguitare a praticarla potremmo dire “medice cura te ipsum” (Luca - 4, 23). La relazione introduttiva agli “Stati Generali”, come gli stessi documenti preparatori, avanza una analisi del passato e del presente ma anche prospetta futuro dando contezza del percorso di rinnovamento che l’associazionismo intende attivare nella democrazia, nel pluralismo, dal basso, nei luoghi in cui vive e lavorano le persone della emigrazione nuova e vecchia, con passaporto italiano, iscritta e non all’Aire, e italodiscedenti. 


D. Nei vostri documenti la critica al passato è esplicita ma per il futuro occorrono proposte concrete ed una visione chiara di futuro. Voi come intendente muovervi?

R. Ci si dice, con qualche esemplificazione, che la rappresentanza parlamentare dell’estero “è figlia dell’associazionismo”. In parte lo è, ma questo non comporta una chiamata alla corresponsabilizzazione per l’operato degli eletti. Semmai, a maggior ragione, invita ad una riflessione su come, ora, più adeguatamente, nella forma e nella sostanza, si salvaguardano le rispettive autonomie di associazioni e partiti politici. Dal mondo della politica che non ha mai smesso di alimentare un collateralismo attivissimo anche nella seconda repubblica ci sono arrivati inviti a “non farsi strumentalizzare” ed a “fare pulizia dietro le sigle”. Alcuni dell'associazionismo da tempo hanno saltato il fosso decidendo di divenire partito politico. Gli Stati Generali sono stati l'appello “a chi ci sta” per costruire con il Forum un soggetto della rappresentanza sociale totalmente autonomo, pluralistico, in grado di poter evitare quella partitizzazione del mondo degli italiani all'estero che fuori misura ha condizionato la vita del CGIE (un organo consultivo frainteso come fosse un parlamentino), con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Il PD e la destra ne sono stati gli indiscussi protagonisti. Gli eletti all’estero (che, come tutti gli eletti operano senza vincolo di mandato), non sono riusciti ad essere, al contempo, una rappresentanza della Circoscrizione estero. Il giudizio, formulato dal versante associativo resta critico. È difficile sottacere il fatto che negli Stati Generali è riemersa una forte critica rispetto ad evidenti limiti dell’azione degli eletti all’estero e, in generale, del mondo politico. È stato osservato come nella grande maggioranza dei casi si è seguitato a concentrare l’attenzione verso provvedimenti parziali e inadeguati e, parallelamente, a convergere in modo acriticonei ripetuti voti di fiducia richiesti dagli ultimi governi, salvo poi tentare in extremis qualche recupero da provvedimenti che non si sarebbero dovuti votare. Tutto questo alla luce delle evidenze per cui, da anni, era ed è sotto gli occhi di tutti l’abbandono totale, da parte dei governi, di un vero interesse verso la realtà degli italiani all’estero. 


D. In ogni caso le istituzioni e le forze politiche seguiteranno a rappresentare la sede in cui si formano le decisioni. Come Forum, in quale rapporto intendereste collocarvi rispetto alle une ed alle altre?

R. Motivo di soddisfazione è venuto dal messaggio del Ministro degli esteri Gentiloni il quale ha auspicato che “si sviluppi una piattaforma capace di interpretare lo spirito del Manifesto degli Stati Generali”. Incoraggiante il forte sostegno ad andare avanti sottolineato dai messaggi della presidente della Camera Laura Boldrini e della vicepresidente del Senato Valeria Fedeli. L’intervento della dott.ssa Ravaglia direttore generale della DGIEPM in occasione degli “Stati generali” ha bene colto il senso della iniziativa laddove ha sottolineato come gli stessi siano “una grande occasione da sfruttare affinché costituiscano il punto….di raccordo tra ciò che è stato e ciò che sarà, preservando sempre il carattere di libertà, autonomia e indipendenza voluto dall’associazionismo”. Nella fase nuova ed impegnativa che abbiamo contribuito ad aprire ci aspettiamo una altrettanta capacità dello Stato-apparato e delle autonomie locali di riproporre un protagonismo di tutte le nostre istituzioni verso gli italiani nel mondo in assonanza con una volontà dei decisori politici di fare le scelte necessarie. In questo quadro gli inviti, anche recenti, ben accetti, rivolti alle associazioni ad essere soggetto della sussidiarietà accanto ed in collaborazione con le istituzioni diplomatiche, (anche se la stessa non è esaustiva del protagonismo delle associazioni),hanno un senso se si collocano in un processo più ampio di rinnovamento. Diversamente seguiteranno a restare in campo l’autoreferenzialità, le vecchie logiche improduttive di mera sopravvivenza peraltro peggiorate dalla scelta dei governi, di seguitare ad operare verso gli italiani all’estero con scelte da “Stato Minimo””.